Bitcoin: oro digitale, finanza e tulipani (puntata 10 di 11)

Jul 18, 2019 | Staff

Intervista a Ferdinando Ametrano

Decima puntata dell’intervista al nostro direttore Ferdinando Ametrano sul tema Bitcoin, a cura di Nicole Vismara (manager di Deloitte Consulting). Le successive puntate verranno pubblicate con cadenza regolare ogni martedì e giovedì, in coda sono presenti i link alle puntate precedenti. Di seguito la trascrizione di questa puntata.

10 - Investire in bitcoin

[NV] Perché si dovrebbe investire oggi in bitcoin? È cresciuto talmente tanto che è difficile immaginare possa ancora apprezzarsi, c’è solo il rischio di perdere il capitale investito.

[FA] Ovviamente l’esperimento bitcoin è giovane e potrebbe non resistere alla prova del tempo: per questo è importante investire una percentuale limitata del proprio patrimonio. Ed è evidente che se bitcoin ha realizzato rendimenti così esorbitanti, lo ha fatto con rischi altrettanto eccezionali. Ci sono però investitori che hanno appetito per un investimento simile, anche solo in logica di diversificazione del portafoglio. Le crittovalute sono infatti una nuova asset class con correlazione nulla rispetto alle asset class tradizionali.

[NV] Quindi un investimento solo per istituzionali e grandi patrimoni?

[FA] No, per tutti! Oggi sarebbe irrazionale non investire in bitcoin quella parte di capitale di cui si possa sopportare senza troppi rimpianti l’eventuale perdita. Siamo di fronte a una svolta storica: se davvero bitcoin rappresenta l’oro digitale, allora il suo potenziale è persino sottovalutato e dovrà apprezzarsi decine di volte; se invece dovessero emergere elementi critici che oggi sfuggono alle analisi, allora il suo valore è destinato ad azzerarsi.

[NV] Apprezzarsi decine di volte? Non le sembra di esagerare?

[FA] Se bitcoin è oro digitale, sottolineando la parola “se” perché ci possono essere ancora legittimi dubbi, allora è ampiamente sottovalutato. Facciamo qualche valutazione grossolana. A livello globale i patrimoni gestiti sono circa 100 trilioni di dollari: quando il 2% investisse in bitcoin, anche solo a scopo di diversificazione, questo implicherebbe un prezzo per bitcoin di 100.000 dollari. La capitalizzazione dell’oro fisico è di 8 trilioni: per raggiungere un livello comparabile bitcoin dovrebbe arrivare a 400.000 dollari. La legge di Metcalfe dice che il valore di un network è proporzionale al quadrato del numero dei suoi utenti: oggi si stimano 50 milioni di investitori bitcoin, se proiettiamo a 350 milioni di investitori la capitalizzazione di bitcoin dovrebbe crescere di 50 volte.

[NV] Insomma lei propone un azzardo: fate la vostra puntata al casinò bitcoin e se esce “oro digitale” il capitale si moltiplicherà.

[FA] Non si tratta di azzardo, ma di aver compreso il potenziale dirompente di bitcoin. Investire in questo momento è al tempo stesso una operazione di esplorazione tecnologica e culturale, una diversificazione del proprio patrimonio ed una scommessa razionale. D’altronde la nostra conoscenza è sempre imperfetta, anche riguardo le cose di cui siamo relativamente più certi: non mi sembra esistano investimenti sicuri al 100%.

[NV] Quindi tutti a fare trading, col miraggio di profitti straordinari?

[FA] Non ho mai consigliato il trading: persino su mercati regolati il trading dei piccoli investitori è quasi sempre azzardo; nel mercato bitcoin, dove sono correntemente praticate tutte le possibili manipolazioni, il trading è praticamente la somma di incoscienza ed azzardo. Hanno realizzato profitti rilevanti solo quelli che hanno creduto in bitcoin e non lo hanno liquidato ai primi rialzi. È famoso il caso dei gemelli Winklevoss che avevano conteso a Mark Zuckerberg la proprietà intellettuale di Facebook vincendo una causa da 65 milioni di dollari: 11 milioni li avevano investiti in bitcoin quando quotava $120 ed oggi sono miliardari. Tanti di quelli che hanno investito in bitcoin anni fa, ancora non liquidano le loro posizioni perché percepiscono che bitcoin possa avere ancora ampi margini di apprezzamento.

[NV] Lei ha certamente investito in bitcoin: c’è un oggettivo conflitto di interessi tra la sua posizione culturale ed i suoi interessi economici.

[FA] Su bitcoin sto rischiando molto di più a livello reputazionale che non economicamente. Anche perché faccio quello che dico ed ho investito una piccola somma: è diventata significativa nel mio portafoglio complessivo, ma non sono cifre rilevanti. Nelle cose in cui credo investo sempre tempo, energie, intelligenza, reputazione e soldi: non è la posizione intellettuale che si adegua agli investimenti, piuttosto il contrario. Anzi, per dirla tutta, la penso come Nassim Taleb: se non c’è la propria “pelle in gioco”, se non si è personalmente coinvolti in qualcosa, le opinioni che si esprimono non sono davvero affidabili.

[NV] Per investire è necessario aprire un conto presso una borsa di scambio, ma queste borse sono state ripetutamente coinvolte in truffe, fallimenti ed incidenti operativi, oltre a sospetti di collusione col mondo del riciclaggio.

[FA] Molte borse sono nate in modo hobbistico: Mt Gox, che all’epoca del famoso fallimento nel 2014 era la prima borsa dollaro/bitcoin, era nata come Magic The Gathering Online eXchange, un sito di scambio per carte da gioco. È un mercato giovane, non ci sono borse con tradizioni decennali, tutte hanno finora gestito una liquidità ed un numero di clienti limitato. A tratti hanno funzionato male anche perché non erano attrezzate per una crescita così esplosiva e quindi faticano talvolta a tenere il passo. Le borse più serie sono giustamente preoccupate per il rischio di acquisire clienti problematici e tentano di essere inappuntabili nei controlli.

[NV] L’ecosistema bitcoin punta ad eliminare gli intermediari, eppure borse centralizzate ne intermediano gli scambi: non è paradossale?

[FA] Gli intermediari sono indispensabili per gli scambi tra bitcoin e valute tradizionali: per gli scambi tra bitcoin ed altre crittovalute ad esempio non sarebbero tecnicamente necessari. In ogni caso la loro utilità è proprio centralizzare ed aggregare domanda ed offerta per aumentare l’efficienza e la liquidità del mercato, ma non vedo contraddizioni significative. Abbiamo altri esempi di protocolli aperti e decentralizzati, ad esempio la posta elettronica, dove esistono servizi centralizzati e fiduciari come Gmail: a fine anni 90 io avevo il mio SMTP server per la gestione della posta elettronica; oggi uso i server di Gmail e della mia università sapendo che se censurassero i miei messaggi potrei semplicemente ripristinare il mio server di posta indipendente ed autonomo.

[NV] Ci sono ampie differenze di quotazione del prezzo bitcoin tra le diverse borse, la formazione del prezzo è quantomeno opaca.

[FA] Gli arbitraggi tra borse (cioè acquistare dove il prezzo è basso per rivendere dove è più alto) dovrebbero tenere i prezzi allineati ovunque. Ma non è tecnicamente semplice effettuare questi arbitraggi, specialmente in momenti di alta volatilità, sia per i limiti delle piattaforme di scambio che per i tempi di conferma intrinseci di una transazione bitcoin. Inoltre non tutte le borse di scambio hanno la stessa affidabilità, per cui un bitcoin detenuto presso due borse ha diverse probabilità di poter essere riscosso in sicurezza: anche da questa osservazione possono originare prezzi diversi in momenti turbolenti di mercato. In ogni caso parlare oggi di opacità è fuori tempo massimo: il prezzo rilevato sui mercati di riferimento è considerato talmente liquido e trasparente che da dicembre 2017 è stato ritenuto possibile utilizzarlo per fare il fixing giornaliero dei futures quotati a Chicago.

[NV] Quali sono questi mercati di riferimento?

[FA] Bitstamp, Coinbase Pro, Gemini, ItBit, Kraken. A questi aggiungerei l’italiana TheRockTrading: nel mondo è la più vecchia borsa bitcoin tutt’ora funzionante; non si sono fatti bucare da hacker, non sono scappati con i soldi dei clienti: credenziali minimali, ma nel new wild west di bitcoin sono le migliori che si possano esibire. Ovviamente bisogna assolutamente evitare di custodire i propri bitcoin presso una borsa, che potrebbe fallire o essere violata, ma bisogna gestirli attraverso un proprio software wallet, come ad esempio Electrum, a cui altri non possano accedere: bitcoin nasce per non doversi fidare di intermediari.

[NV] Comprare un bitcoin è però, ai corsi attuali, un investimento impegnativo non alla portata di tutti. E con il tetto a 21 milioni i potenziali investitori sono limitati nel numero.

[FA] Ogni bitcoin è divisibile in 100 milioni di parti, quindi è possibile acquistare o detenere una frazione di bitcoin. Il limite complessivo a 21 milioni è ciò che garantisce che bitcoin non possa essere arbitrariamente inflazionato perdendo valore.

[NV] Chi investe in crittomonete deve pagare le tasse?

[FA] La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate 72/E del 2016 dichiara che “per [..] persone fisiche che detengono bitcoin al di fuori dell’attività di impresa, si ricorda che le operazioni a pronti (acquisti e vendite) di valuta non generano redditi imponibili mancando la finalità speculativa”. Tale parere è però criticato nel merito da molti commercialisti, i quali sottolineano anche che il pronunciamento dell’Agenzia non ha rilevanza normativa. L’Agenzia è quindi recentemente intervenuta con ulteriori precisazioni, ma io non sono esperto di temi fiscali e non ho elementi di chiarimento da aggiungere.

Playlist YouTube con tutti gli interventi

1: Oro digitale

2: Tra truffa e speculazione

3: Regolazione

4: La finanza

5: Come funziona bitcoin

6: Ico, forkcoin e altcoin

7: Privacy e futuro della moneta

8: La blockchain oltre bitcoin

9: I punti deboli di bitcoin

11: Tra divulgazione e università

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